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Castagno

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Nell’ultimo decennio la castanicoltura ha segnato, nel nostro Paese, un’interessante ripresa. Numerosi vecchi castagneti da frutto sono stati sottoposti ad una potatura di ringiovanimento, l’infezione del cancro della corteccia sta registrando una fase di regresso mentre le quotazioni del mercato per il prodotto di pregio (marroni e frutti degli ibridi) sono oggi particolarmente remunerative ed allettanti per i produttori. La ripresa della castanicoltura ha fatto sì che a fianco della vecchia forma di coltivazione del castagno emergesse il concetto del frutteto specializzato, costituito da varietà che producono dei frutti che non sono destinati a risolvere il problema della sopravvivenza delle popolazioni collinari e montane ma idonei a rifornire un mercato di élite per il consumo fresco e alla industria di trasformazione di prodotti dolciari pregiati.

Il mercato fresco esige dei frutti di grossa pezzatura (caldarroste, ballotte, spasimati, ecc.), mentre l’industria di trasformazione necessita di frutti idonei, che si prestino ad una facile pelatura e che consentano la trasformazione in sciroppati, canditi e marron glacé, cioè quei frutti che vengono chiamati marroni.

Edigenze pedoclimatiche:Le esigenze del castagno sono ben definite nei confronti del clima e, soprattutto, del terreno. Questa specie occupa ampie zone di collina e di montagna che rappresentano un orizzonte vegetale definito con il nome di "Castanetum". L’altitudine di questo orizzonte varia in base all’esposizione ed alla latitudine e può arrivare nel Sud del nostro Paese fino ai 1300 m.

La pianta mal sopporta le elevate temperature estive e le minime invernali che scendono oltre i 15-16 gradi sotto zero. Le esigenze idriche sono piuttosto elevate, superiori ai 700 mm annuali ben distribuiti. Il terreno deve essere sub-acido con un pH oscillante da 5 a 6,5 e con la totale assenza di calcare attivo; il castagno preferisce l’esposizione a Sud-Est, Sud, Sud-Ovest ed anche Ovest nelle zone a clima temperato.



SCELTA DELLA VARIETA’Va effettuata tenendo presente le esigenze dei mercati sia interno che estero. Per questo motivo è opportuno considerare 4 gruppi varietali ben distinti:

Marroni


Castagne


Ibridi Eurogiapponesi


Giapponesi



Marroni.

Sono così considerati i frutti di castagno che presentano, nell’interno della buccia, i frutti intieri, non settati, con la pellicola (episperma) che non penetra nell’interno della polpa e che si stacca con facilità nelle operazioni di pelatura. Presentano una duplice destinazione: trasformazione industriale e consumo fresco. I marroni sono particolarmente ricercati sul mercato e spuntano prezzi elevati. La pezzatura dei frutti delle diverse varietà si può considerare medio-grossa (da 55 a 70 frutti per Kg). Tutte le varietà derivano dal castagno europeo (Castanea sativa). Le piante sono di buon vigore con portamento assurgente. L’entrata in produzione avviene dopo il 5°-6° anno dall’impianto o dall’innesto.

La quasi totalità delle varietà di Marrone sono astaminee, cioè prive dei fiori maschili e necessitano quindi della presenza di impollinatori. Tutte le varietà di marrone evidenziano sensibilità nei confronti del cancro della corteccia.

Quelle più diffuse e consigliate sono le seguenti:

* Marrone Fiorentino
* Marrone di Caprese Michelangelo
* Marrone di Viterbo
* Marrone di Marradi
* Marrone di Castel del Rio (ha ottenuto la D.O.C)
* Marrone di Susa
* Marrone di S. Mauro di Saline
* Marrone di Chiusa Pesio
* Marroncino di Borgovelino
* Marrone Comballe (Francia)
* Marrone Bouche Rouge (Francia)
* Marrone Goujounac (Francia)
* Marrone Belle Epine (Francia)

La maturazione dei frutti di questo gruppo varietale si può considerare medio-tardivo ed inizia verso la fine di settembre.

Sono considerati buoni impollinatori dei Marroni: fra le europee "Castagna della Madonna" o "di Canale d’Alba", "Marrone Belle Epine", "Marrone Goujounac". Ottimi impollinatori sono considerati gli ibridi eurogiapponesi "Precoce Migoule", "Marsol", "Bournette", "Bouche de Betizac". La distanza della pianta impollinatrice dalla pianta da impollinare non deve superare i 10-12 m.

Castagne.

Questo gruppo comprende numerosissime varietà diffuse nelle diverse zone castanicole italiane e derivano tutte dal castagno europeo. I frutti definiti commercialmente con il nome di "castagna" sono di pezzatura diversa (da 45 a 110 frutti in 1 Kg) e sono caratterizzati da una pellicola interna che penetra in profondità nell’interno della polpa, in qualche caso fino a dividerla (frutti settati).

I frutti hanno una duplice destinazione: consumo fresco e trasformazione in castagne bianche secche e, per alcune varietà, in castagne confettate. Spuntano sui mercati all’origine dei prezzi sensibilmente inferiori rispetto ai marroni ed agli ibridi. Le migliori quotazioni vengono realizzate con le varietà che producono frutti di grossa pezzatura (Bracalla) e da quelle a maturazione precoce (Castagna della Madonna). Pur presentando nella stessa pianta i fiori maschili e femminili tutte le varietà necessitano di impollinazione incrociata.

Le varietà di "castagna" più diffuse sono le seguenti:

* Castagna della Madonna di Canale d’Alba (a maturazione precoce)
* Bracalla (a frutto di grosse dimensioni)
* Garrone rosso (pregiata per il sapore della polpa e la pezzatura)
* Pistoiese
* Reggiolana
* Castagna di Montella (speciale per la produzione di castagne secche)
* N’zerta (di ottimo sapore)
* Riggiola (di ottimo sapore)
* Gabbiana (idonea alla trasformazione in castagne secche).

Ibridi Eurogiapponesi.

Sono derivati da incrocio naturale o guidato tra il castagno europeo (Castanea sativa) ed il castagno giapponese (Castanea crenata). Diffusi inizialmente in Francia e Spagna, sono stati introdotti in Italia verso la metà degli anni ‘70. Grazie ad una razionale attività dimostrativa effettuata in particolare in Piemonte, nel giro di un decennio è stato possibile conoscerne le caratteristiche e mettere a punto le tecniche di coltivazione unitamente ad una valutazione commerciale della produzione. L’introduzione dei castagni ibridi eurogiapponesi ha evidenziato l’opportunità e la necessità di realizzare dei veri e propri frutteti di castagno che dovrebbero rappresentare la base di partenza per il rilancio di una castanicoltura moderna, tecnicamente specializzata ed economicamente aderente alle necessità del mercato interno e del mercato estero.

Le principali caratteristiche sono:

* una spiccata resistenza di alcune varietà al "cancro della corteccia"
* una minore sensibilità nei confronti del "mal dell’inchiostro"
* lo sviluppo contenuto che consente di realizzare impianti con sesti più ridotti
* spiccata precocità nell’entrata in produzione (3° anno dall’impianto)
* elevata pezzatura dei frutti che presentano, per la quasi totalità delle varietà, le caratteristiche del marrone
* precocità nella maturazione e raccolta dei frutti che inizia a settembre, cioè prima dei marroni e delle castagne
* si impollinano reciprocamente fra di loro
* sono considerati degli ottimi impollinatori di tutte le varietà di marrone e di castagna
* la produzione unitaria degli ibridi risulta, mediamente, superiore alle varietà di castagno europeo.

Per esprimere al meglio le loro capacità produttive, gli ibridi necessitano di terreni freschi, profondi, permeabili, non eccessivamente umidi e di buona fertilità. Nel Nord Italia non devono essere posti a dimora ad un’altitudine superiore ai 700 m. Dopo il 5°-6° anno dall’impianto necessitano di una potatura invernale, che va eseguita ogni due anni, tendente a sfoltire la chioma mediante tagli di ritorno sulle sottobranche e branchette. La prima impalcatura va effettuata all’altezza di 3-3,5 m al fine di evitare che i rami carichi di ricci ostacolino le operazioni colturali ed il passaggio dei mezzi meccanici.

Una razionale concimazione annuale, con rapporto di 2-1-2 fra azoto, fosforo e potassio, consente di aumentare la produzione unitaria e la pezzatura dei frutti.

Un’idonea irrigazione permette di migliorare sensibilmente la qualità della produzione ed evita l’alternanza.

Dopo oltre un decennio di osservazioni sono state riconosciute meritevoli di diffusione le seguenti varietà:

* Primato; produttività elevata, precocissima, la raccolta inizia nella prima settimana di settembre; pezzatura media 55-60 frutti per Kg.
* Precoce Migoule; produttività elevata, precoce, la raccolta inizia nella seconda decade di settembre; pezzatura media 50-55 frutti per Kg.
* Bournette; produttività elevata, medio-precoce, la raccolta inizia nella seconda decade di settembre; pezzatura media 60-65 frutti per Kg.
* Bouche De Betizac; produttività elevata con frutti che presentano la cicatrice ilare ridotta e simile ai frutti delle varietà europee; matura nella terza decade di settembre; pezzatura media 45-50 frutti per Kg.
* Marsol; produttività media, la raccolta inizia nella terza decade di settembre; pezzatura medio-grossa 35-40 frutti per Kg.

Giapponesi.

Fra tutte le varietà di Castanea crenata poste a confronto nei campi dimostrativi in Piemonte, solo due sono risultate degne di particolare attenzione: Tanzawa e Ginyose. Sono caratterizzate da piante di sviluppo ridotto, indicate per la costituzione di piccoli frutteti su spazi limitati, con sesti molto stretti e anche per la coltivazione in vaso. Necessitano di una razionale irrigazione e di una potatura annuale che consenta un continuo rinnovo della chioma al fine di evitare alternanza di produzione.

Entrano in produzione al terzo anno dall’impianto e la raccolta inizia a partire da fine di agosto-primi di settembre. Pezzatura media: 60-65 frutti per Kg.

Le due varietà si impollinano reciprocamente.

TECNICA DI COLTIVAZIONE Prima di effettuare l’impianto è indispensabile la determinazione del pH e del calcare attivo del terreno.

Una concimazione di fondo o di arricchimento con fertilizzanti organici, fosfatici e potassici è sempre consigliabile prima dello scasso.

Le distanze di impianto devono essere tassativamente rispettate. Un impianto troppo fitto influisce negativamente sulla produzione unitaria.

Il castagno è una pianta da frutto e come tale deve essere allevata in modo razionale, potata, concimata, curata dai parassiti e, se possibile, anche irrigata.

Il castagno teme l’eccessiva umidità del terreno, vanno quindi evitati terreni molto umidi, poco permeabili e soggetti a prolungati ristagni.

Le radici del castagno sono superficiali, pertanto la profondità nella messa a dimora non deve superare i 10-12 cm e il punto d’innesto tenuto sempre fuori terra.

Eliminare sempre i polloni durante la fase vegetativa o nel periodo invernale e disinfettare il ceppo con sali di rame.

Al momento dell’impianto è indispensabile l’inserimento delle varietà impollinanti tenendo presente che il polline del castagno risulta pesante e che l’impollinazione è solo anemofila; l’impollinante deve risultare ad una distanza non superiore ai 12 m dalla pianta da impollinare.

La malattia più pericolosa per il castagno rimane ancora il "cancro della corteccia". L’infezione penetra nella pianta attraverso le ferite e pertanto tutti i tagli di potatura e le eventuali ferite provocate dai mezzi meccanici o da grandinate devono essere disinfettate con sali di rame o altro.

Anche il "mal dell’inchiostro" può risultare pericoloso quando si verificano degli accessi di umidità per accumuli di foglie o sostanze organiche varie attorno al ceppo; per questo motivo i ceppi vanno mantenuti puliti e disinfettati periodicamente.

 

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