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Noce Pecan

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PECAN
Sinonimi: noce pecan, pecan nut (inglese), pecanier (fran¬cese).
Origine e storia
Il noce pecan è indigeno delle regioni nordiche del Messico più prossime al Golfo e delle limitrofe aree del sud degli Stati Uniti. In Messico esistono ancora piante spontanee lungo i corsi d'acqua delle zone aride setten¬trionali. E questo mette subito in risalto il grande fabbi¬sogno idrico delle piante. Estensioni di pecan spontanei esistono anche negli U.S.A.
Il termine pecan deriva da "pacan" usato dagli indiani (Algonquìn) per designare la durezza della noce (tale da richiedere una pietra per aprirla). Le popolazioni preco¬lombiane conobbero bene il pecan e lo diffusero con i loro spostamenti. L'uomo bianco lo addomesticò in allevamen¬ti monospecifici dei quali si possiede memoria a comin¬ciare dalla seconda metà del 1700.
Le prime menzioni storiche risalgono alle cronache dei Conquistatori spagnoli. Delle noci pecan parlano G. H. de Oviedo (1533) e, soprattutto, Cabeza de Vaca (1541). Oggi il pecan è ampiamente coltivato nel sud degli Stati Uniti ed in molte regioni del Messico. Questi due paesi forni¬scono la massima parte della produzione mondiale. L'entità di tale produzione a livello mondiale agli inizi degli anni Novanta è di circa 170000 tonnellate annue (tabella 8.1). I soli Stati Uniti ne producono circa 2/3. Gli Stati più importanti, nell'ordine, sono: Georgia (poco meno di 370001), Texas (quasi 280001). New Mexico (circa 14OQ0 t). Altri Stati, disposti per importanza decrescente, sono: Alabama, Oklaoma, Mississippi, Florida. California.
In Messico il pecan è spontaneo e coltivato soprattutto nel Coahulia, Durango, Chihuahua, Nuevo Leon, ma si trova fino al 19" di latitudine.
A cominciare dagli inizi di questo secolo la coltura del pecan è stata trasportata al di fuori dei luoghi di origine. Oggi il terzo paese produttore di noci pecan è l'Australia, seguito dal Sud Africa e dal Brasile.
Nel Mediterraneo il pecan si trova in coltura in Israele ed Egitto. In Italia le prime introduzioni per fini agricoli sono avvenute tra la fine del secolo scorso e l'inizio dell'attuale.
Il pecan non ha importanza soltanto per la produzione della noce ma esso trova impiego in ebanisteria. Il suo legno è pregiato e sul mercato degli Stati Uniti occupa il terzo posto per valore dopo il noce ed il ciliegio. La maggior parte del legno proviene dalle piante spontanee che sono presenti, nei soli USA, in circa 250000 ettari.

Tab. 8.1. Quantità di noci pecan prodotte per paese agli inizi degli anni Novanta. Il conteggio è per difetto ed esclude le noci usate per autoconsumo familiare e quelle che alimentano la vendita diretta
Paese    Produzione (t)
U.S.A.
Messico
Australia
Sud Africa
Brasile
Israele
Egitto
Perù
Uruguay    130000
2720
4250
1800
1200
1000
1000
500
100


Botanica
Il pecan appartiene alla famiglia delle Juglandaceae e si distingue col binomio di Carya illinoensis K. Koch. Allo stesso genere appartengono altre specie simili accomuna¬te dal termine generico di "hickortes". La tassonomia più moderna colloca le specie in due distinti sottogeneri, per come è riportato nella tabella 8.2. Gli ibridi provenienti dall'incrocio tra il pecan ed una delle specie affini si chiamano "hicans".
L'albero adulto di pecan raggiunge dimensioni notevoli (fig. 8.1). Piante centenarie presentano un diametro al tronco di due, tre o più metri. La pianta è molto longeva.
Le foglie sono composte normalmente da 6 coppie di foglioline, più una apicale. La foglia nel suo insieme misura mediamente 25-33 cm. Le singole foglioline della parte mediana misurano 8-10 cm in lunghezza e 2,5-3,5 cm nel diametro trasversale. Le foglioline della base sono più piccole. La foglia emana un caratteristico odore di resina. La pianta è monoica, con fiori piccoli e apetali. Quelli femminili si formano all'apice della vegetazione dell'anno, quelli maschili sulla vegetazione legnosa dell'anno precedente. Questi ultimi sono raccolti in amenti lunghi e flessuosi (fig.  8.2). Il frutto è una noce (fig. 8.3). La dimensione e la forma variano parecchio a seconda della varietà. A maturazione il mallo si apre lasciando cadere la noce e rimanendo attaccato per molti mesi alla pianta. Al momento della fioritura, che avviene in primavera, numerosi malli per¬mangono ancora all'albero. La ripresa vegetativa (schiu-sura delle gemme) avviene a 15,5°C diurni.


Tab. 8.2. Collocazione botanica del pecan e degli “hickories”
Sottogenere Carya

C. pollida (ashe) Engler e Graebner
C. laciniosa (Michx) Ludur
C. tormentosa (Poir.) Nuttal
C. floridana Sargent
C. texana Buckeley
C. ovata (Mill.) K. Kock
C. septetrionalis (ashe) ) Engler e Graebner
C. Ovalis (Wang.) Sargent
C. glabra (Mill.) Sweet    Sottogenere Apocarya

C. acquatica (Michx) Nuttal

C. illinoensis (Wang) K. Koch
C.x Le Conti Litte
C. cordiformis (Wang) K. Koch
C. myristiciformis (Michx) Nuttal


Cultivar
Le cultivar attualmente propagate negli impianti indu¬striali sono state ottenute quasi esclusivamente negli Stati Uniti. In Messico esiste una popolazione eterogenea, generalmente a frutto piccolo, di modesta qualificazione commerciale. Perciò, anche in questo paese nei nuovi impianti si ricorre alle cultivar degli Stati Uniti. Una aggiornata panoramica delle cultivar passate e presenti è stata data da T.E. Thompson nel 1985.
La prima varietà ad essere propagata agamicamente fu la "Centenario", moltiplicata per innesto negli Stati Uniti da uno schiavo nel 1884. Fino ad oggi più di 500 cultivar sono state selezionate e propagate. Di queste, però, soltanto 30-40 sono attualmente moltiplicate.
Negli Stati Uniti le varietà di pecan vengono distinte in tre gruppi: "occidentali", "orientali", "nordiche". Tale distinzione si basa più che altro sull'attitudine a vegetare e produrre in condizioni ecologiche diverse. Le cultivar "occidentali" sono adatte ai climi caldo-secchi (Texas, Nuovo Messico, ecc.); esse hanno scarsa tolleranza alla scabbia; quelle "orientali" prediligono ambienti caldo-umi¬di (Florida, Louisiana, ecc.); le "nordiche", infine, si adat¬tano alle aree fredde (Illinois, Kentucky, ecc.), dove il ciclo fioritura-maturazione è breve (intorno a 150-180 giorni). Il loro fabbisogno in freddo è elevato. Normalmente esse sono più tardive nella messa a frutto, meno prolifiche e producono una noce con guscio più spesso.
In Messico le cultivar sulle quali si appunta il maggio¬re interesse appartengono al gruppo "occidentale". In questo paese si è selezionata una varietà nello stato di Coahuila alla quale è stato imposto il nome di "Frutoso". Le cultivar di origine "orientale" sono molto più resi¬stenti alla scabbia e ad altre malattie crittogamiche ed inoltre posseggono una migliore plasticità di adattamento nei riguardi del suolo; esse vanno bene anche in clima secco, ma non dove si verificano inverni lunghi e molto freddi. Una sommaria descrizione delle principali cultivar appartenenti ai tre gruppi viene fornita qui di seguito (figg. 8.4 e 8.5).


Cultivar orientali
Barton:  questa varietà si originò in Texas dall'incrocio
di "More" x "Success". La pianta è vigorosa, entra in I    produzione non prima del sesto anno e presenta una certa alternanza. Il fiore è proterandro (il polline è emesso prima |che il pistillo sia recettivo). La maturazione è precoce è concentrata in breve tempo. Vi sono circa 110-120 noci     per chilo e la resa in sgusciato è intorno al 55-56%. La"Barton", assieme alla "Wichita", fornisce una resa in olio molto elevata (77-78%). La "Barton" si adatta anche nelle regioni occidentali. La tolleranza alla scabbia è media.
Caddo:  è una delle più diffuse cultivar della Louisiana. La pianta è prolifica, proterandra, vigorosa. La noce è di dimensioni medio-piccole (130-150 per chilo). La resain sgusciato è del 58%. La qualità è ottima. La tolleranzaalla scabbia è elevata.
Candy: semenzale ottenuto nel Mississippi racco¬mandato per i nuovi impianti. Albero vigoroso, noce medio-piccola (130-150 per chilo), resa in sgusciato del 48%. La tolleranza alla scabbia è buona.
Cape Fear: è questa cultivar un semenzale di Schley adatto agli impianti ad alta densità. Il fiore è proterandro. Le noci sono 115-125 per chilo. La resa in sgusciato è del54%. La tolleranza alla scabbia è moderata. La cultivar è adatta anche agli impianti delle aree nordiche.
Cherokee: semenzale ottenuto in Texas da un incro¬cio tra "Schley" ed "Evers" nel 1948. La pianta presenta una chioma molto ramificata. La messa a frutto è precoce, la produzione costante negli anni. La maturazione antici¬pa molto rispetto alle altre varietà e i frutti si raccolgono fin dall'ultima settimana di settembre. Il polline si libera prima che lo stimma sia pronto ad accoglierlo. Le noci sono di medie dimensioni (110-140 per chilo). La resa in sgusciato (55-60%). La qualità complessiva è considerata eccellente, per questo la cultivar si consiglia negli impianti industriali. La diffusione commerciale è recente (1971).
Choctaw: cultivar proveniente dall'incrocio tra "Suc¬cess" e "Mahan". Albero non molto aperto, di precoce messa a frutto (quarto-quinto anno). I fiori sono protogini (il pistillo è ricettivo prima che il polline sia maturo). La maturazione cade a media epoca. Le noci per chilogram¬mo sono 100-110 e la resa in sgusciato è circa del 58-60%. La qualità è ottima.
La cultivar si adatta bene anche in Texas. La tolleranza alla scabbia è media.
Curtis: varietà originaria della Florida, dove è usata anche come portinnesto. È sensibile al freddo, e per questo non consigliabile in clima subdesertico (Messico). L'albero è moderatamente vigoroso ma molto produttivo. La noce è piccola (200-220 in un chilo), con una resa in sgusciato intorno al 54-55%. Le caratteristiche commer¬ciali sono eccellenti. Si sguscia con facilità.
Forkert: si tratta di un semenzale ottenuto dall'incro¬cio di "Success" x "Schley" raccomandato per i nuovi impianti in Louisiana. La noce è grossa (110-115 per chilo), la resa in olio notevole (62%). La tolleranza alla scabbia è buona.
Jackson: semenzale ottenuto nel Mississippi e quivi raccomandato per i nuovi impianti. L'albero è di rapida
crescita. La dicogamia non è netta. La noce è di dimen¬sioni medie. La tolleranza alla scabbia è elevata.
Mahan: si tratta di un semenzale di "Schley" divenuto famoso per il grosso frutto. La pianta è di medio vigore e precoce a produrre (alcuni alberi entrano in produzione già al quarto anno). La fioritura è protogina e la matura¬zione delle noci tardiva (novembre inoltrato). Il frutto è molto grosso (80-90 noci in un chilo), ma la qualità del gheriglio è mediocre. La resa in sgusciato è bassa (intorno al 50-52%) e quella in olio media (intorno al 65%).
Mohawk: cultivar ottenuta dall'incrocio tra "Success" e "Mahan". L'albero è vigoroso, produttivo, precoce nella produzione. I fiori sono protogini. I frutti maturano molto precocemente (fine settembre-inizio ottobre). La noce è grossa quasi quanto quella della "Mahan". La resa in sgusciato è di circa il 55%. La tolleranza alla scabbia è media.
Moreland: ottima cultivar protogina della Louisiana. Le noci per chilo sono 108-110. La resa in sgusciato è di circa il 55%. La qualità è ottima. La tolleranza alla scabbia è moderata. È raccomandata per i nuovi impianti.
Schley: questa varietà, semenzale di "Stuart", fu una delle prime ad essere propagata intensamente, soprattut¬to in Florida. Oggi la diffusione si è ridotta di molto a causa dell'estrema sensibilità alla scabbia. La pianta è vigorosa ma lenta ad entrare in produzione. Annate di scarsa carica sono frequenti. Il pistillo è recettivo prima della maturazione del polline. Le noci maturano a media epoca. Le dimensioni sono medie (110-120 frutti in un chilo). La resa in gheriglio è intorno al 55-56%, quella in olio prossima o di poco superiore al 70%. La qualità è eccellente.
Stuart: si tratta di un semenzale originatosi nel Mis¬sissippi, assai diffuso in passato perché resistente alla rogna, sostituito oggi a causa della bassa resa e della facile frantumabilità della noce nella macchina sguscia¬trice. Un chilo contiene circa 100 noci, con una resa in sgusciato del 45-47%. La percentuale in olio è di circa il 70-72%. Il fiore è protogino. La maturazione cade nella seconda metà di ottobre. La messa a frutto non è precoce.
Success: antica cultivar del Mississippi, diffusa in passato in molte aree, ma oggi quasi abbandonata perché produce alcuni frutti vuoti e perché non si presta alla sgusciatura meccanica. Il fiore è proterandro. La noce è grossa (90-100 per chilo). La maturazione si ha in ottobre inoltrato. Lo sgusciato costituisce il 50-52% e la resa in olio è di poco inferiore al 65%.


Cultivar occidentali
Cheyenné: la cultivar è stata ottenuta dall'incrocio tra "Clark" e "Odom". Il vigore della pianta è modesto e perciò è utilizzabile per gli impianti ad alta densità. La messa a frutto è precoce, la prolificità elevata. Il fiore è proterandro. Le noci sono 125-150 per chilo, con una resa del 57-61 %. È consigliata per le aree occidentali degli Stati Uniti.
Chickasaw: i genitori sono "Brooks" e "Evers". L'albe¬ro è vigoroso, ma con abbondanti rami laterali, precoce nella messa a frutto e prolifico, protogino. Le noci sono 130-150 per chilo. La resa in sgusciato è del 52-58%. La maturazione della noce è precoce (fine settembre-primi di ottobre), perciò la cultivar può interessare anche le regioni nordiche.
Comanche: cultivar ottenuta dall'incrocio tra "Bur-kett" e "Success". L'albero è molto vigoroso. Il pistillo è ricettivo prima dell'emissione del polline. La noce è grossa (80-100 frutti per chilo) e matura a metà stagione. La resa in sgusciato è di circa il 55%.
Kiowa: proviene dall'incrocio di "Mahan" e "Odom". L'albero forma abbondante vegetazione laterale, è precoce e prolifico. Il fiore è protogino. Le noci sono grosse (100-120 per chilo), con una resa del 55-60%. La qualità è buona. La tolleranza alla scabbia modesta.
Pawnee: la pianta è precoce nella messa a frutto, prolifica, con abbondante vegetazione laterale e fioritura proterandra. Le noci sono 120-130 per chilo ed hanno una resa del 56-58%. La qualità è ottima e la maturazione assai precoce (seconda metà di settembre), tanto da rendere la cultivar adatta anche agli ambienti nordici.
Shawnee: i genitori sono "Schley" e "Barton". L'albero è vigoroso, prolifico e protogino. Le noci sono 120-140 per chilo e la resa in sgusciato è del 60%. La qualità è ottima. È cultivar raccomandata in Texas. La tolleranza alla scabbia è modesta.
Shoshoni: la cultivar proviene dall'incrocio tra "Odom" e "Evers". L'albero è assai vigoroso ed assurgente, prolifico, precoce nella messa a frutto, protogino. La noce è grossa (90-120 per chilo), con una resa del 52-58%. La maturazione è precoce, perciò la cultivar si adatta anche agli ambienti nordici.
Sioux: "Schley" e "Carmichael" sono i genitori di questa cultivar. L'albero è precoce nella messa a frutto e produttivo. Il fiore è protogino. La noce è piccola (140-160 per chilo) ma ben piena, con una resa in gheriglio del 58-60%. È una delle cultivar più apprezzate per i climi caldo-secchi.
Tejas: la cultivar, che proviene dall'incrocio di "Ma¬han" per "Risien", è stata messa a disposizione degli agricoltori nel 1973. L'albero è assai vigoroso, molto precoce nella messa a frutto, prolifico, con fiore protogino, ottimo impollinatore. Le noci, che sono 110-150 per chilo, hanno una resa del 50-56%. La qualità è eccellente. La maturazione cade a metà ottobre.
Western: la cultivar deriva da un semenzale ottenuto in Texas. L'albero è di precoce messa a frutto ed assai prolifico. La produzione è costante negli anni. Le noci giungono a maturazione quasi contemporaneamente, tan¬to che con una sola passata a tempo giusto si riesce a raccoglierne l'80-90%. Il polline è emesso prima della piena funzionalità del pistillo. La maturazione cade in ottobre inoltrato (Texas). Le noci sono di dimensioni medie (110-140 per chilo), sempre piene, con resa in sgusciato del 50% circa ed elevato contenuto in olio (intorno al 70%). La qualità è eccellente. Quantunque la cultivar sia suscettibile alla scabbia si raccomanda molto per i nuovi impianti.
Wichita: altra varietà di pregio ottenuta dall'incrocio di "Halbert" x "Mahan". La pianta produce abbondante fogliame e si dispone a frutto presto. La produzione è cospicua e costante negli anni. Contrariamente alla "We¬stern", la "Wichita" possiede lo svantaggio di maturare i frutti con una certa scalarità e di presentare con frequen¬za noci indeiscenti. Si considera come l'impollinatrice ideale per la "Western", essendo protogina. La maturazio¬ne è di media epoca. Le dimensioni delle noci sono simili a quelle della "Western" (110-140 frutti per chilo); la resa in sgusciato è buona (intorno al 60%). La percentuale di olio elevatissima (75-80%).
Cultivar nordiche
Colby: cultivar diffusa nell'Illinois. La pianta è vigo¬rosa e produttiva. Il fiore è protogino. Questa varietà è usata anche come impollinatrice. Vi sono 120-140 noci in un chilo. La resa è bassa (45-47%), la maturazione precoce.
Giles: è questa una delle migliori cultivar nordiche. L'albero produce abbondantemente e costantemente noci di medie dimensioni (120-140 in un chilo). La resa in gheriglio è poco meno del 50%. La maturazione cade a media epoca. Il fiore è proterandro.
Hodge: questa varietà, originaria dell'Illinois, è usata frequentemente come impollinatrice di cultivar proterandre, possedendo un fiore protogino che emette una gran¬dissima quantità di polline. La pianta produce irregolarmente noci medio-piccole (130-160 in un chilo), precoci nella maturazione, che rendono in sgusciato intorno al 45-46%.

Major: la migliore tra le cultivar nordiche. La pianta si originò da una semina effettuata nel Kentucky. L'albero è vigoroso, produttivo e costante nella produzione. Il fiore è proterandro. Le noci sono di forma leggermente allun¬gata, medio-piccole (140-170 in un chilo), con una resa in gheriglio prossima al 50%. La qualità è eccellente. La maturazione è precoce.
Posey: si tratta di una buona varietà originatasi in Indiana. L'albero è vigoroso ma irregolarmente produttivo. Il fiore è protogino. La noce possiede dimensioni medio¬piccole (140-150 frutti in un chilo). La resa in sgusciato è prossima al 50%. La qualità è eccellente, la maturazione precoce.
Nelle regioni nordiche si adattano anche cultivar a ciclo breve di altre aree, quali: "Tejas", "Barton", "Mohawk", "Cherokee", "Chickasaw", "Shoshoni", "Caddo", "Pawnee".

Cultivar messicana
Frutoso: semenzale incontrato in Parras (Coahuila). L'albero è molto rustico, costantemente produttivo, pre¬coce nell'entrare in produzione (fornisce le prime noci già al terzo-quarto anno). La pianta madre dà produzioni annuali di 400-500 kg. Il frutto è facilmente deiscente e adatto alla sgusciatura meccanica. La resa varia dal 50 al 54%. La cultivar si classifica come pregiata sia per le caratteristiche della pianta che per le qualità della noce.

Altre cultivar americane
Alley (or.), Banquet (occidentale), Barcroft (nordica), Bixby (no.), Bradley (or.), Brake (no.), Brooks (or.), Buice, Burkett, Burlin¬gton (no.), Busseron (no.), Butterick (no.), Carman (or.), Carmichael, Caspiana (or.), Chief (no.), Clark (occ), Clarksville (no.), Colorado (occ Acme (orientale), Admirable (or.),), Columbia n° .1,2,3 (no.),   Commonwelth  (occ),   Cluster (or.),   Davis  (or.), Delmas (or.), Dependable (or.), Desirable (or.), Dick Best (no.), Dooley (no.), Duis (no.), Duvall n° 1,2 (no.), Elliot (or.), Evans (occ), Evers, Farley (or.), Fisher (no.), Fritz (no.), Frotcher (or.), Gallatili (no.), Garret (no.), Gilding (no.), Girardi (no.), Go Fourth (no.), Graking (no.), Gra-tex, Green river (no.), Halbert (occ), Harris super (or.), Hastings (or.),  Hume (or.), Ideal (occ), Indiana (no.), James (or.), Jennings (occ), Jersey, Joffrey (no.), Joh¬nson (no.), Kennedy (or.K Kentuky (no.), Kincaid (occ), Lewis (occ), Love (or.), Madame X (no.), Magenta (occ), Melrose (or.),  Minnie Swartz  (no.),  Mobile,  Monarch (no.), Moneymaker (occ), Moore (or.), Nelson, Norton (no.), Nugget, Odom (occ), Oklaoma (no.), Pabst (or.), Patrick (no.), Pensacola (or.), Peruque (no.), Pleas (no.), Queen lake (no.), Quickert (no.), Randall (or.), Risien 1, Rising (or.), Rockville (no.), Russel (or.), Sabine (or.), San Saba (occ), Santos (or.), Seminoie (or.), Shense (or.), Squirels delight (occ), Starking (no.), Stephens (no.), Summer (or.), Supreme (occ), Swagler (no.), Teshe (or.), Texan (occ), Texas prolific (occ), Van Deman, Venus (occ), Williamson (occ), Whitlock (no.), Witte (no.).


Ecologia
La coltura del pecan, come si è detto, è dislocata principalmente in varie regioni del Messico e degli Stati Uniti. Nel loro ambiente originario gli alberi crescono spontanei nei bassipiani caratterizzati da terreni alluvio¬nali, profondi, con alto contenuto organico e elevata capacità idrica, dove il livello dell'acqua sotterranea si mantiene al di sotto di 2,5 metri, occasionalmente som¬mersi durante il periodo di riposo. In coltura, il pecan cresce bene anche in ambienti aridi (Arizona, Nuovo Messico, Texas occ, ecc.) a condizione, però, di avere un abbondante contributo irriguo. L'abbondanza d'acqua è assolutamente indispensabile durante la fase di moltipli¬cazione cellulare della noce (per circa 60-70 giorni dall'al¬legagione). L'area di coltivazione, in America, perciò, è ben più ampia di quella in cui le piante si trovano allo stato spontaneo. Essa, come si è detto, si estende dal parallelo 38° al 19° Nord, dalla costa atlantica a quella dell'Oceano Pacifico.
Questa vasta area si può distinguere dal punto di vista climatico in tre sottozone:
1)    a clima caldo-secco (regioni occidentali degli USA e limitrofe zone messicane) con precipitazioni inferiori a 500 mm, inverni freddi, con punte che si portano al di sotto dello zero;
2)    a clima caldo-umido (regioni sud-orientali degli USA), con piogge intense e frequenti, principalmente concen¬trate nel periodo caldo, umidità elevata, inverni miti, ma con possibili improvvisi abbassamenti termici (Flo¬rida, Louisiana, ecc.);
3)    a clima temperato (regioni situate al di sopra del 35° parallelo Nord), dove si hanno inverni rigidi, primavere tardive, autunni precoci e conseguente brevità del periodo vegetativo (Oklaoma, Kentuky, ecc.).
Non tutte le cultivar si adattano ad essere coltivate per fini agricoli in tutte e tre le zone. Ciò dipende da vari fattori, e, soprattutto, dalla temperatura. La maggior parte delle varietà, infatti, ha una stagione vegetativa superiore a 210 giorni: più spesso compresa tra 240 e 280.
I migliori risultati si ottengono dove la temperatura media (massima + minima : 2) dei tre mesi più caldi non
è inferiore a 26,7°C e dove l'accumulo giornaliero delle unità calore (con base 10°C) è complessivamente di
almeno 4500 per i 7 mesi (aprile-ottobre) che vanno dal germogliamento alla caduta delle noci. Oppure, se si
prende a base la temperatura di rottura del riposo (15,5°C), quando il montante è superiore a 1450.
Si tenga presente che la temperatura ottimale per la crescita vegetativa e la fruttificazione è di 24-29°C.
II pecan ha bisogno di non meno di 400 ore di freddo (temperature al di sotto di 7,2°C) quando è spoglio. Alcune cultivar ("Desirable", "Mahan", "Stuart", ecc.) hanno biso¬gno di più di 500 ore.
Nelle aree situate al di sopra del 35° parallelo non sempre il fabbisogno di calore è soddisfatto appieno. Quivi è necessario ricorrere a particolari cultivar ("nordiche") a breve ciclo vegetativo (150-190 giorni). Queste, però, sono inferiori per produttività e per qualità della noce alle altre. Tra l'altro, la resa in sgusciato è bassa a causa dello spessore del guscio.
Le alte temperature (anche superiori ai 40°C) non sono un effettivo ostacolo alla coltivazione del pecan.
L'umidità atmosferica dei luoghi di origine, così come quella di alcune aree di coltura (Georgia, Costa del Golfo del Messico), è elevata. Tuttavia, questo parametro clima¬tico non è un fattore limitante, come invece è l'umidità del terreno. Anzi, negli ambienti caldo-aridi le piante contrag¬gono assai meno malattie crittogamiche, e soprattutto la temibile scabbia.
Importante, invece, è l'irradiazione solare. Le piante abbisognano di giornate luminose, che stimolano i pro¬cessi fotosintetici. Si tenga presente, infatti, che l'input energetico per portare a buon esito la produzione è assai elevato. Ciò a causa del forte accumulo di sostanze grasse nel gheriglio. La irradiazione media annuale, espressa in calorie/cm per giorno, non deve essere inferiore a 400. Meglio se prossima o superiore a 500.
Il pecan è albero deciduo. Per questo tollera tempera¬ture invernali assai rigide (fino a -10°C). Le più tolleranti di tutte sono le cultivar nordiche.
Alcune ("Major", "Colby", "Normal", "Hadu", "Carlson", ecc.) resistono fino a -20°C e oltre.
Là dove si temono gelate primaverili è opportuno scartare cultivar a germogliamento precoce ("Desirable", "Wichita", ecc.) e puntare su quelle che tardano (per esempio, la "Stuart"). In alcune aree le gelate autunnali si verificano in successione a periodi tiepidi, quando ancora il cambio ha una certa attività, la lignificazione non è perfetta e, perciò, i danni  sono maggiori.
Si è detto che i terreni originari sono alluvionali e profondi. Là dove il profilo è poco profondo (meno di due metri)  le  piante,   anche   se  ben  irrigate,   acquisiscono dimensioni più ridotte. Il pecan si adatta però ai terreni sabbiosi, a bassa capacità di campo, irrigati, e a quelli tendenzialmente argillosi, anche inondati. Si può dire, perciò, che la tessitura del suolo non condiziona la vita delle piante. Importante, semmai, è sapere che, in presen¬za di acque leggermente saline, i sali sono trattenuti assai di più dai suoli argillosi, tanto da potere raggiungere concentrazioni pericolose. Questo è ciò che si teme in certe aree degli Stati Uniti (vedi Capitolo: Irrigazione).
Il pH più adatto è quello sub-acido o vicino alla neutralità (6-7). Valori più elevati (fino a 7, 8) sono tollerati se la reazione subalcalina è dovuta al calcare, mentre se è causata dal sodio la tolleranza è assai minore. Nei terreni sub-alcalini alcuni microelementi (e soprattutto lo zinco ed il ferro) sono catturati dalle radici con difficoltà.


Propagazione
La semina, effettuata da tempo immemorabile, ha portato alla costituzione di innumerevoli varietà. Col passaggio, però, alla coltura specializzata, si è reso neces¬sario omogeneizzare la produzione. Ciò si fa ricorrendo a piante innestate.
La noce mantiene a lungo la capacità germinativa e non ha bisogno di un periodo di riposo per germinare. Sono però necessarie adeguate temperature e umidità. L'optimum termico per la germinazione è di 30-35°C, e l'emergenza è quasi completa nel giro di un mese. Per questo la pregerminazione in camere termiche a 35°C e la successiva semina consente di abbreviare i tempi e di disporre di materiale coevo. Ma le noci germinano anche a temperature più basse; anche se impiegano più tempo ed i processi sono più lenti. Tuttavia, si è visto che la stratificazione delle noci in materiale inerte e umido a 2°C rende rapida ed uniforme la germinazione, quando si riportano le noci a temperatura ambiente. La vernalizza¬zione, inoltre, abbrevia il tempo dell'emergenza. Si suggeri¬sce un periodo di stratificazione a freddo di 16 settimane per le varietà sud-orientali e di 18 settimane per le nordiche. Ai fini della germinazione è pure utile tenere in acqua le noci per tre giorni prima di seminarle. La semina può avvenire in semenzaio, o direttamente in campo o in fitocelle. Le noci vanno coperte con pochi centimetri di terra (di solito due volte il proprio diametro trasversale). Esse non devono essere poste verticalmente, secondo l'asse più lungo, ma orizzontalmente. Se, infatti, si semina con la noce in posizione eretta il fittone radicale, che fuoriesce dalla parte più alta della noce, deve piegarsi per aggirare la noce stessa. Con la noce posta orizzontal¬mente, invece, il fittone scende in perpendicolare, esatta¬mente opposto al fusticino.
I semenzali crescono rapidamente in altezza e profon¬dità. Alla fine della prima stagione vegetativa essi dovreb¬bero avere un fusticino di circa 25-35 cm e un fittone di 50-70 cm, con capillizio espanso circa 5 cm attorno al fittone. Il trapianto, se necessario, si deve eseguire in inverno. Ma il pecan ha un apparato radicale delicato e perciò si preferisce evitare il passaggio dal semenzaio al nestaio, seminando.a 20 cm tra noce e noce e 2-2,5 cm tra le file.
I semenzali devono accrescersi un altro anno per essere innestati. L'innesto, di solito, si effettua alla fine del secondo anno se è a gemma dormiente, o all'inizio del terzo se è a marza. In quest'ultimo caso il materiale da propagare deve essere preso quando il legno è perfetta¬mente dormiente, ma, preferibilmente, verso la fine del periodo di riposo. Le marze possono essere conservate per mesi in sacchetti di plastica tenuti a 2-5°C.
L'innesto invernale si effettua più frequentemente a spacco pieno o a doppio spacco inglese. Per l'innesto a gemma, invece, si preferiscono quelli a pezza e a zufolo. Quest'ultimo è molto impiegato in Messico.
Le piante sono pronte per essere estirpate (se allevate in terra) e piantate dopo 1-2 anni dall'innesto. L'estirpa¬zione ed il trapianto in campo avvengono durante il riposo vegetativo. L'altezza, al momento del trasferimento in pieno campo, deve essere di 1,5-2 m.
Il tempo che intercorre tra la semina e l'estirpazione della pianta bimembre è lungo (4-5 anni). Per abbreviarlo, in Messico, si suggerisce il seguente procedimento (Ca¬stro, comunicazione personale): le noci di alcune piante spontanee a precoce maturazione (agosto) vengono semi¬nate non nelle regioni settentrionali, tipiche della pecani-coltura, ma assai più a sud, in ambiente tropicale, dove la temperatura è elevata durante tutto l'anno. La noce germina in breve tempo e la pianta cresce ininterrotta¬mente, in modo che dopo 10-11 mesi è pronta per l'innesto. Effettuato l'innesto, la pianta inizia presto a germogliare e dopo 4-6 mesi è pronta per essere trapian¬tata in pieno campo. A questo punto la si defoglia artificialmente e la si trasferisce al nord. Il trapianto avviene normalmente verso la fine di febbraio, quando al nord cominciano ad attenuarsi i freddi invernali. Il ger¬mogliamento avviene poco dopo. Con questo sistema si ottengono piante innestate pronte per la piantagione nel giro di circa 18 mesi.
Altri metodi di propagazione sono possibili, ma poco utilizzati. La talea legnosa, di circa 2 cm di diametro basale, presa poco prima del risveglio vegetativo, e trattata con IBA a 10.000 ppm, radica anche in ragione del 70%, ma vi è un 50% di mortalità delle barbatelle trapiantate. L'incisione anulare delle branchette da cui prelevare le talee, effettuata 50-60 giorni prima, non sempre giova.
Talee erbacee e semilegnose con foglie in ambiente nebulizzato radicano in maniera discontinua.
Un ruolo importante nella sopravvivenza delle barba¬telle sembra essere svolto da specifiche micorizze, tra cui quella dell'eucaliptus, Pisolithus tinctorius.
Anche le talee di radice, lunghe 10-20 cm e con il diametro basale di 1,0-1,5 cm, prese durante il riposo, radicano abbastanza facilmente. Perfino tentativi di mar¬gotta aerea, trattando con IBA a 4000 ppm, hanno avuto parziali esiti favorevoli.
La ricerca sulla propagazione in vitro ha fatto molti passi in avanti, ma ancora non si è affermata sul piano industriale. Si spera possa esserlo in un prossimo futuro.


Portinnesti
I portinnesti ottenuti per semina presentano sempre un elevato grado di eterogeneità. Ciò si ripercuote negati¬vamente sull'uniformità della piantagione. Per questa ragione si è tentato di standardizzare al massimo la produzione di semenzali scegliendo poche cultivar di caratteristiche note. Negli Stati Uniti, per esempio, i portinnesti più diffusi sono "Riverside" (negli stati dell'Ovest), "Success", "Stuart" e "Curtis" (principalmente negli stati dell'Est), "Giles", "Major", "Peruque" (al Nord). In Messico si impiegano alcune varietà locali, ma di recente si è andata sempre più affermando la "Riverside". In questo paese certi portinnesti importati da alcuni stati orientali degli USA, e segnatamente la "Curtis", hanno fornito risultati negativi.
Da diverso tempo l'attenzione degli studiosi si è ap¬puntata su altre specie del genere Carya (C. cordJformìs Koch., C. tomentosa Nutt., C. laciniosa Loud, C. ovata Koch.), e sugli ibridi tra queste ed il pecan. Lo scopo è quello di trovare un portinnesto con elevato grado di uniformità nella discendenza e resistente ad alcune ma¬lattie. I risultati, però, sono stati fino ad ora modesti.


Impianto, cura del suolo
Gli alberi di pecan, date le dimensioni che raggiungono da adulti, devono essere piantati adottando spaziature ampie. Sesti non inferiori a 10 x 10 m sono raccomandati in Messico, mentre negli Stati Uniti frequentemente si usano anche distanze maggiori (ma più spesso 12 x 12 m). Queste densità possono essere mantenute fino al 25-30° anno. Oltre questo limite o le piante si riducono (fino una distanza di 20 x 20 m) oppure si deve ricorrere a potature incisive. L'antica abitudine di piantare a sesti molto larghi, da 16 a 20 m in quadro, si è andata via via abbandonando perché nei primi anni l'occupazione vege¬tativa del terreno e le rese produttive sono basse. Queste distanze si giustificano solo per piante adulte. Le alte densità di piantagione, perciò, sono raccomandate per le cultivar precoci nella fruttificazione (fìg. 8.6).
Le piante estirpate dal vivaio devono essere collocate a dimora nel più breve tempo possibile. Nel disporle dentro le buche è necessario interrarle un poco più di quanto lo erano in vivalo. Gli alberi, privi di una parte dell'apparato radicale, non si ancorerebbero bene qualora fossero disposti troppo superficialmente.
Dopo la piantagione è opportuno irrigare se non intervengono piogge, per permettere una migliore adesio¬ne delle particelle terrose e mantenere umide le radici.
I grandi spazi liberi tra pianta e pianta possono essere sfruttati nei primi anni intercalando colture annuali o pluriennali a breve ciclo. In alcuni casi si sono usati anche il pesco e la vite.
Gli astoni devono essere cimati prima della piantagio¬ne. Con ciò si perseguono due fini: evitare uno scompenso tra parte radicale e parte area, costringere la pianta a ramificare nella parte bassa del tronco.
Le erbe spontanee vanno eliminate. L'operazione si può eseguire con macchine o diserbanti. In Messico si usano quasi esclusivamente mezzi meccanici, e poiché molti suoli destinati al pecaneto posseggono una tessitura molto fine, ne consegue che i periodici passaggi con gli attrezzi da lavoro ne deteriorano ulteriormente la natura fisica.
Negli Stati Uniti il controllo delle erbe con mezzi meccanici si va sempre più riducendo perché esso provoca la disseminazione deiVAgrobacterium tumefa-ciens, che produce galle al colletto. Quivi i diserbanti vengono usati sempre più frequentemente. I prodotti che sembrano rispondere meglio, anche in relazione agli effetti tossici sui noci, sono: dalapon, amitrol, simazina. Il dalapon è impiegato nella fase di prepiantagione e la simazina per il controllo in preemergenza a piantagione avvenuta. Quest'ultimo prodotto, però, non deve essere sparso in grossi quantitativi nella zona esplorata dalle radici dell'albero, perché eventuali accumuli possono provocare effetti nocivi. A questi composti si aggiungono il diuron, il diclobenile, il trifluralin e lo stesso para-quat. Di recente grande uso si è andato facendo dei prodotti che agiscono per traslocazione, e soprattutto del gliphosate.
Al contrario, il bromacil, i dinitro composti ed il 2,4 D non sono raccomandati negli Stati Uniti.
Altro sistema per controllare la flora spontanea è quello di coprire il suolo con piante erbacee. Le legumi¬nose sono le più adatte, anche a motivo dell'attività azotofissatrice dei batteri radicali. Questa copertura, però, si può realizzare con profitto soltanto durante la stagione delle piogge. Nei mesi asciutti, infatti, le erbe, oltre a competere con gli alberi, ostacolano l'irrigazione, o nel caso di irrigazione a pioggia, riducono la penetrazione dell'acqua con conseguente incremento dei volumi idrici da impiegare.


Nutrizione e concimazione
Gli elementi della nutrizione necessari al pecan sono gli stessi di quelli utilizzati da altri fruttiferi arborei. L'azoto è indispensabile per sostenere l'attività vegetativa. Una sua deficienza provoca la formazione di rami corti, pallore nelle foglie, aborto dei fiori, produzione di poche noci e piccole, premature defogliazioni. Importante è promuovere un sostenuto accrescimento vegetativo, per¬ché si è visto che più lungo è il ramo, più foglie si hanno, più noci vengono prodotte. Vi è infatti una precisa e positiva correlazione tra lunghezza del ramo e quantità di noci. Il secondo elemento per importanza è il potassio. Una sua deficienza provoca la formazione di noci piccole e scarsamente piene; si riduce, inoltre, la resistenza al freddo e alle malattie.
Il fosforo, il magnesio, lo zinco ed il manganese giocano un ruolo minore, per quantità, nell'alimentazione del pecan; ma non per qualità. Si sa, infatti, che quando uno di questi elementi (più spesso il magnesio e lo zinco) sono deficienti, e ciò accade spesso nei terreni sabbiosi degli Stati Uniti e della parte settentrionale del Messico (Nuevo Leon), i sintomi si evidenziano sulla vegetazione e sulla produzione ed interventi di fertilizzazione, anche liquidi alla chioma, si rendono necessari.
Un eccesso di concimazione con azoto può essere antagonistico all'assorbimento dello zinco, oltre che del potassio.
Nella tabella 8.3, ripresa da O'Barr (1977), è riportata la concentrazione dei principali elementi nelle foglie, nel gheriglio, nel guscio, nel mallo.
Affinché la pianta cresca armonicamente e produca in maniera soddisfacente è necessario che gli elementi della nutrizione si trovino nelle foglie in quantità e rapporto adeguati. La diagnostica fogliare aiuta molto a compren¬dere lo stato nutritivo dell'intera pianta. Le foglie da campionare ed analizzare sono quelle della parte centrale del ramo dell'annata con fiori femminili all'apice dopo l'impollinazione (allegagione). Di queste foglie si prendono le due foglioline opposte, situate nella parte mediana.


Tab.8.3. Elementi nutritivi in varie parti della pianta (0’Barr, 1977)


Luogo e Tessuto    N
%    P
%    K
%    S
%    Ca
%    Mg %    Fé p.p.m.    Zn p.p.m    Cu p.p.m.    Mn p.p.m.
Louisiana
Foglie
Gheriglio
Guscio
Mallo
Georgia
Foglie
Gheriglio
Guscio
Mallo   
2,340,411,131,86

2,83
1,17
0,43
1,19   
0.130,380,040,15

0,19
0,27
0,08
0,15   
0,930,350,363,09

1,360,390,347,85   
0,190,130,030,22

-
-
-
-   
1,880,050,620,17

1,18
0,03
0,73
0,75   
0,420,16 0,050,20

0,36
0,08
0,02
0,34   
79219136

104
34
20
35   
135
30
10
46

48
45
8,5
53   
16142313


9
10
6
6    1043
54
110
250


540
62
80
450


Devono essere queste le foglie da sottoporre ad analisi e non altre, poiché la concentrazione degli elementi varia con la posizione delle foglie nel ramo e con quella delle foglioline nella foglia. Anche l'epoca di prelievo deve essere rigorosamente osservata, per gli stessi motivi.
Nella tabella 8.4 è riportata la composizione della sostanza secca delle foglie per una buona situazione alimentare.
Le asportazioni di elementi nutritivi attraverso il frutto non sono elevate. Secondo Sparks (1975) sono quelle riportate in tabella 8.5. Si tenga presente che le foglie restituiscono interamente al terreno ogni anno, in autun¬no, la propria dotazione minerale.
I quantitativi da apportare per una corretta concima¬zione, ovviamente, variano con l'età delle piante e con la dotazione e la tessitura dei terreni (vario grado di liscivia¬zione). Riguardo a quest'ultimo punto può essere utile riportare i risultati di una ricerca di Malstrom, Fenn e Riley (1983), i quali hanno accertato che la deficienza di azoto ("nitrogen scorch") in un pecaneto regolarmente fertilizzato  con  azoto  era  associata  alla natura  assai sabbiosa del suolo, mentre in un altro terreno, argilloso, non concimato per 4 anni, il livello di azoto nelle foglie si presentava soddisfacente. È l'azoto l'elemento la cui sta¬bilità nel suolo dipende assai dalla tessitura. E quésto è valido non solo per i quantitativi da fornire in assoluto

Tab.   8.5.  Elementi asportati ogni 1000 pounds (circa 453 kg) di noci intere (Sparks, 1975).

Elemento    kg
Azoto    18,7
Fosforo    4,2
Potassio    8,1
Calcio    7,1
Magnesio    1,1
Manganese    0,15
Ferro    0,05
Boro    0.02
Rame    0,01
Zinco    0,06

ogni anno, ma anche per la frequenza degli spargimenti. In Messico (Castro, comunicazione personale) un raziona¬le piano di fertilizzazione nei terreni sabbiosi del Nuevo Leon prevede la distribuzione di 150 g di solfato ammo-nico a fine inverno ed altrettanti a inizio dell'estate per ogni 2,5 cm di diametro del tronco di piante non in produzione. Per le piante in produzione questi quantitativi devono essere elevati a 250 g per ogni 2,5 cm.- In Louisiana (O'Barr, Le.) con 2,5% di N nella sostanza secca delle foglie si danno circa 170 kg di azoto ad ettaro, mentre quando la percentuale è compresa tra 2,5 e 3,6 se ne danno circa 120 kg.
Un metro per verificare se la concimazione in genere, e soprattutto quella azotata, è sufficiente per una pianta adulta è quello di misurare la produzione legnosa dell'an¬no. In una pianta ben alimentata i rami dell'annata devono superare la lunghezza di 20 cm, e mediamente essere compresi tra 20 e 40 cm. Al di sotto di queste misure la pianta è ipoalimentata.
È da mettere in risalto, ad ogni buon conto, che una adeguata parte di concimi, e soprattutto quelli azotati e potassici, devono essere messi a disposizione delle radici prima del risveglio vegetativo. Infatti, nei due mesi che seguono il risveglio la pianta è chiamata a produrre la maggior parte di materiale vegetale.
Per un buon equilibrio nutrizionale importante è il rapporto N/K. Si è visto, infatti, che l'eccessivo apporto di azoto nuoce all'assorbimento del potassio, il quale può risultare carente nelle foglie non per difetto assoluto nel terreno ma per l'antagonismo dell'azoto. Questo fenomeno non è infrequente negli Stati Uniti. Così come non è raro il caso di deficienza di zinco, che produce il disordine vegetativo chiamato "rosette" nei terreni sabbiosi del Messico e degli stessi Stati Uniti. Il difetto deve essere corretto mediante periodiche applicazioni liquide dell'ele¬mento alla chioma. In Messico si prepara la soluzione con 750 litri di acqua, 2 kg di solfato di zinco, 1 kg di urea, 1,3 kg di nitrato ammonico e con essa si effettuano tre aspersioni all'anno.


Irrigazione
Il pecan è pianta di grande fabbisogno idrico. Negli Stati Uniti e Messico si trova sotto irrigazione durante il periodo di attività vegetativa. La deficienza di acqua si manifesta con il ritardo della crescita, anche in maniera assai marcata. Se il deficit idrico si ha nel periodo dell'allegagione e dell'accrescimento delle noci, queste o abortiscono o sono più piccole o producono un gheriglio meno grosso e pesante. Se, invece, la penuria di acqua si ha quando la noce è già completamente formata (da fine agosto alla raccolta) gli organi della pianta che subiscono i maggiori effetti negativi sono le foglie (fino alla caduta) e non i frutti. E dimostrato, inoltre, che un prolungato periodo di sofferenza idrica si ripercuote negativamente sulla fruttificazione dell'an¬no seguente, e ciò perché si riduce la formazione e l'immagazzinamento degli elaborati fogliari. Ad ogni buon conto è utile sapere che, a differenza di altre specie, la sofferenza idrica non si manifesta nel pecan con l'accartocciamento delle foglie. Queste, però, possono arrivare a chiudere gli stomi in condizione di forte stress.
Il pecan, per un buon esito produttivo, abbisogna di 1200-1300 mm di acqua all'anno, particolarmente con¬centrati durante il periodo che va dalla primavera alla raccolta, quando le piante hanno le foglie. Eventuali leggeri stress durante il periodo del riposo non sono nocivi. Nelle aree sud-orientali degli Stati Uniti si pratica¬no irrigazioni supplementari per coprire alcuni brevi periodi di scarsa precipitazione, mentre negli Stati del West e dell'attiguo Messico, a basse precipitazioni naturali (meno di 500 mm), l'irrigazione di solito copre almeno tutto il tempo che intercorre tra il germogliamento e la caduta delle foglie. Per determinare la situazione idrica nel terreno si usano assai frequentemente i tensiometri e meno le vasche evaporimetriche. I tensiometri vanno posti a 30 e 60-70 cm di profondità. L'irrigazione va effettuata quando essi segnano 0,50 bar. Con le vasche evaporime¬triche di tipo A pan il Kc varia da 0,5 (a inizio e fine stagione) a 0,8 (durante l'estate). Negli Stati occidentali si suggerisce un Kc uguale a 1,0 nel mese più torrido. Ciò vale per un impianto adulto in piena produzione. Nel Texas è stato provato che piogge di entità inferiore a 25 mm devono essere escluse dal computo dell'evaporato, perché ininfluenti ai fini pratici.
I metodi di irrigazione più usati in America sono: a bacino, a sprinkler, a goccia. Quest'ultimo si va sempre più diffon¬dendo, sia per risparmiare acqua, sia perché l'uso di acque debolmente saline, negli USA, è sempre più frequente. Il continuo apporto d'acqua, infatti, tiene i sali in maggiore diluizione. Deve tenersi presente, infatti, che quando la conducibilità elettrica dell'estratto saturo del suolo supera i 3 mmhos/cm la crescita delle piante è ridotta (Miyamoto e Helmers, 1988). Lo stesso si verifica se il boro è superiore a 2,5 ppm ed il sodio a 500 ppm. La morte delle piante si ha con Na a 1000 ppm e conducibilità elettrica superiore a 6 mmhos/cm (estratto saturo). Riguardo ai due più comuni ioni, Na e CI, si sa che il primo si accumula principalmente nelle radici ed il secondo nelle foglie.
In definitiva, si può serenamente affermare che la salinità dell'acqua di irrigazione che non ecceda 1,5 mmhos/cm è ben tollerata dal pecan, e che oltre questo limite le piante cominciano a crescere stentate, hanno foglie più piccole del normale, con disseccamenti apicali; le noci non si riducono di numero, ma sono più piccole e meno piene. Si è detto altrove (vedi Capitolo: Ecologia) che eccessi di acqua (anche inondazioni) durante il periodo di riposo non sono pregiudizievoli per la vita e la successiva attività produttiva delle piante. Ma se l'accumulo di acqua stagnan¬te, anche a causa di terreni abbondanti di particelle fini, avviene durante il periodo vegetativo si producono fenomeni negativi: clorosi diffusa delle foglie, necrosi e defogliazione.


Allevamento e potatura
Le piante di pecan messe a dimora a radice nuda subiscono una forte crisi di trapianto e, perciò, l'accresci¬mento del primo anno non è mai soddisfacente, se confrontato con piante di eguale età ad apparato radicale integro (sia in piante seminate in loco che in quelle collocate col pane di terra). Il forte sviluppo delle piante avviene al secondo anno.
Non sempre gli astoni prima di essere messi a dimora vengono tagliati all'apice. Questo taglio dipende dall'altez¬za dell'astone e dall'attitudine delle singole cultivar a dotarsi di rami laterali. Tuttavia, esso è sempre più eseguito per consentire la formazione di un palco aperto, a tre-quattro branche (nel caso si adotti l'allevamento a vaso). Perciò, se in passato le piante poste a dimora non subivano educazione cesoria, oggi, invece, si tende a obbligarle a una conformazione scheletrica diversa da quella naturale. Importante nella scelta dei rami che costituiranno gli assi scheletrici principali della chioma è la loro inserzione nel tronco principale. Devono essere prescelti i rami ad angolazione larga. Con angolature strette i tessuti si accrescono in maniera disforme sopra e sotto il punto di inserzione e, di conseguenza, l'attacco è debole. Questi rami (o branchette) devono essere sop¬pressi perché andranno facilmente incontro a scosciature.
Alcune cultivar, quali "Wichita", "Desirable", "Cheyen-ne", "Cape Fear", "Choctaw", "Shawnee", ecc., hanno una naturale predisposizione a produrre rami ad angolo acuto. Su di esse la scelta dei rami da lasciare per costituire lo scheletro della chioma deve essere più oculata. Per questa ragione alcuni suggeriscono di eliminare i rami che si formano dalle gemme principali e lasciare quelli prove¬nienti dalle gemme sottostanti, che nel pecan sono abbon¬danti, ed hanno una angolazione più aperta.
Un analogo inconveniente di rottura si verifica nel vaso se le branche principali sono coetanee ed inserite nello stesso punto del tronco. Per questo motivo i rami che formeranno lo scheletro devono essere lasciati ad altezza diversa sul giovane tronco. Inoltre, le branchette devono essere sempre di dimensione (diametro) più ridotto rispet¬to al tronco. Branche di uguale grossezza del tronco si fendono più facilmente.
In ultima analisi, la conformazione scheletrica che si tende a dare alle giovani piante di pecan è quella di un asse principale sul quale, ad altezza diversa, si inseriscono le branchette secondarie. Le branchette possono essere tre-quattro, o più, attaccate ad un tronco a cui si asporta del tutto la freccia di prolungamento (tipo vaso) o con un asse principale lasciato crescere in altezza ("centrai lea¬der") su cui le branche laterali che si inseriscono sono più numerose di tre-quattro e disposte a varia altezza.
Nel pecan non deve essere ostacolato lo sviluppo dei rami bassi, giacché è un fatto incontrovertibile che esso inizi a fruttificare nella zona più prossima al suolo (fig. 8.7). Tutti i rami che si vanno formando al di sotto dell'impalcatura (nel caso del vaso) devono essere ampu¬tati ad una lunghezza di 20-30 cm. Questi rami (succes¬sivamente branchette) verranno asportati in un secondo tempo, dopo che hanno esaurito la loro funzione produt¬tiva. I rami che costituiranno i palchi della futura chioma, al contrario, non devono essere cimati. L'impalcatura principale, nel caso del vaso, si suole formare a 1,50 m dal suolo. Riguardo a questa altezza, però, non vi sono regole precise e gli agricoltori scelgono secondo personali convinzioni e/o esigenze.
Per comprendere l'importanza che riveste la potatura sulla pianta adulta è opportuno rivolgere l'attenzione al suo modo di vegetare. Il pecan, se lasciato libero da coercizioni cesorie, tende a produrre branche sguarnite di vegetazione per lunghi tratti e con una rosa di rami all'apice (zampa di gallo) (fig. 8.8). Ciò in conseguenza del fatto che la gemma apicale non è mai singola, ma raggruppata con altre tre-quattro e anche cinque.
Lo sviluppo di tutte queste gemme influisce negativa¬mente su quelle più basse, le quali rimangono quiescenti. I molti rami (future branche) che si sviluppano dallo stesso punto, inoltre, presentano un attacco debole, facilmente scollabile per l'azione dei venti. Si rende neces¬sario, dunque, cimare i rami durante il riposo vegetativo in modo da ottenere due effetti: evitare la produzione delle "zampe di gallo" e stimolare lo sviluppo delle gemme sottostanti (fig.  8.9).
Non tutte le cultivar rispondono efficacemente alla spuntatura.   Nella  "Western",   che  è  una  cultivar  che risponde assai bene, si è visto che con questa operazione, oltre a regolare la vegetazione, si accresce la produzione. Per ogni 32 cimature si è avuto un incremento di un chilo di noci (Castro, comunicazione personale).
Un problema che si è andato ponendo di recente è quello dell'aduggiamento delle chiome a causa dei sesti più stretti utilizzati (alta densità di piantagione). In questi casi, e, per piante adulte, viene suggerito di ricorrere all'"hedging", cioè al raccorciamento delle branche latera¬li, anche meccanico (fino a dove è possibile arrivare), in modo che a mezzogiorno l'illuminazione del sole arrivi al terreno in ragione del 40% (Malstrom e Haller, 1979). Così è garantita una maggiore produzione di noci. L'accorcia¬mento delle piante in verticale ("topping"), invece, non porta reali benefici, perché si produce una nuova vegeta¬zione che impiega molti anni (circa 4) a rendersi produt¬tiva (Malstrom, Riley, Jones, 1982).


Fioritura e fruttificazione
Le piante di pecan entrano in produzione verso il sesto anno. Con le cultivar più recenti e prolifiche questo tempo si accorcia di un paio di anni. Essendo le piante assai longeve, la produttività si mantiene alta a lungo (anche oltre il centesimo anno).
La capacità vegetativa e produttiva degli alberi di pecan è correlata all'accumulo di carboidrati nella prece¬dente stagione. Più questo è consistente, maggiore è il vigore dei rami e la produzione di noci. In carenza di carboidrati vi è minore formazione di fiori pistilliferi e più aborto di frutticini, essendo i fiori femminili nella prima fase di sviluppo peggio alimentati, per trovarsi all'apice dei rami. I fiori maschili sottostanti, invece, si avvantag¬giano della loro posizione e si servono meglio delle riserve del ramo (Lockwood e Sparks, 1979). Un debole accumulo di carboidrati causa la produzione di rami corti, foglie piccole e poche noci (annata di scarica).
Il pecan, come altre noci, è monoico e presenta una non contemporaneità tra la maturazione del polline e la

Tab.   8.6.   Caratteristiche delle principali cultivar di pecan. s.or. = sud-orientale; occ- = occidentale; no. = nordico; sov. = ne; pa. = proterandro; pg. = protogino.

Cultivar    Gruppo    Fiore    N° Noci in 1.000 g    Resa in sgusciato
%    Resa in
oli %
Apache    occ.        100-130    58-60    73-74
Barton    sp. or. no.    Pa    110-120    55-56    77-78
Caddo    s. or. no.    Pa    130-150    57-58    67-68
Candy    s. or.        130-150    47-48   
Cape Fear    s. or.    Pa    115-125    53-55   
Cherokee    s. or. no.    Pa    120-140    55-60   
Cheyenne    occ.    Pa    125-150    57-61   
Chickasaw    occ. no.    Pg    130-150    52-58   
Choctaw    sp. or.    Pg    100-110    58-60    70-72
Colby    no.    Pg    120-140    45-47   
Com’anche    occ.    Pg    80-100    54-55    65-66
Desirable    sp. or.    Pa    100-115    50-55   
Forkert    s. or.        110-115    59-60    62
Glles    no.    Pa    120-140    48-49   
Hodge    no.    Pg    130-160    45-46   
Jackson    s. or.    Sov    120-140       
Kiowa    occ.    Pg    100-110    55-60   
Mahan    sp. or.    Pg    80-90    50-52    64-65
Major    no.    Pa    140-170    48-49    71-72
Mohawk    s. or.    Pg    90-110    55    70-71
Moreland    sp. or.    Pg    108-110    54-55   
Pawnee    occ. no.    Pa    120-130    56-58   
Posey    no.    Pg    140-150    48-49   
Schley    s. or.    Pg    110-120    55-56    69-70
Shawnee    occ.    Pg    120-140    60    65-66
Shoshoni    occ. no.    Pg    90-120    55-58   
Sioux    occ.    Pg    140-160    58-60    73-74
Stuart    sp. or.    Pg    90-110    45-47    72-76
Success    sp. or.    Pa    90-100    50-52    63-66
Tejas    occ. no.    Pg    110-150    54-55    72-73
Western    occ.    Pa    110-140    50-51    70-72
Wichita    occ.    Pg    110-140    60-64    75-80


recettività dello stimma (dicogamia). In alcuni casi, però, le due fasi si possono sovrapporre.
Si sa che vi sono cultivar protogine e proterandre. Per questa ragione, è necessario conoscere bene la biologia delle singole cultivar, in modo da scegliere, per uno stesso impianto, quelle complementari. La dicogamia è tipica delle cultivar ma varia in dipendenza del clima. Si è osservato, infatti, che la cultivar "Barton" è proterandra dovunque, tranne che in Brasile; anche "Desirable" è proterandra negli USA e con funzionalità maschile e femminile coincidente in Brasile; mentre "Western" è proterandra in Texas e Nuovo Messico e protogina in Oklahoma e Brasile (Sparks, 1988). Perciò, il comporta¬mento delle cultivar, in ordine alla complementarietà fiorale, va verificato ambiente per ambiente.
La raccomandazione migliore, per la riuscita produt¬tiva, è quella di affiancare alla cultivar prescelta (principale) altre due cultivar, di comportamento fiorale sfalsato, una attiva a inizio fioritura e l'altra verso la fine. Questo vale anche per quelle cultivar che si caratterizzano per sovrapporre, in parte, le fasi maschili e femminili, le quali si avvantaggiano comunque dell'interimpollinazione.
Nella tabella 8.6 è riassunto il comportamento fiorale delle principali cultivar nella maggior parte dei territori pecanicoli degli Stati Uniti.
Può accadere che il diverso periodo di emissione dei fiori tra le varietà (fioritura più precoce o più tardiva) possa consentire che due cultivar proterandre possano, almeno in parte, interimpollinarsi. Per esempio "Cheyen¬ne" può impollinare "Desirable", "Cherokee", "Western". Come "Cheyenne" si comportano "Caddo", "Cape Fear", "Cherokee". Lo stesso può accadere a cultivar protogine. È il caso di "Tejas", che può impollinare ed essere impollinata da "Choctaw", "Mohawk", "Gra bohls" (Mad-den e Brown, 1977). È importante, perciò, verificare quando avviene la fioritura delle singole cultivar in cia¬scun ambiente.
La differenza di clima tra un anno e l'altro può anticipare o posticipare, nella stessa cultivar, le fasi fenologiche, compresa la fioritura, anche di 10-15 giorni.
Una volta avvenuta la fecondazione inizia la moltipli¬cazione cellulare del frutto.
L'accrescimento si può distinguere in due fasi. Nella prima parte, che si protrae per circa 3-4 mesi, l'intera noce si accresce; nella seconda fase vi è il riempimento interno della noce (ingrossamento del gheriglio). L'inizio di questa seconda fase è annunciato dall'indurimento del guscio, a cominciare dalla parte distale del frutto.
I fattori che influenzano l'ingrossamento della noce sono più attivi durante la prima fase. Si tratta della temperatura e della alimentazione idrica e minerale (so¬prattutto azoto e zinco). La temperatura media ideale durante la prima fase non deve essere inferiore a 23°C né superiore a 28°C. L'accumulo di unità calore può essere un buon parametro per capire se in un determinato ambiente le noci raggiungeranno grosse dimensioni. In Sud Africa (Wolstenholme, comunicazione personale) con un montante di 2750 unità calore (adottando come tem¬peratura base 10°C) durante la prima fase si ottengono noci di dimensioni ottimali mentre in altre località, dove la sommatoria di unità calore è di 2270, le noci sono di un 35-40% più piccole.
Nella seconda fase l'accrescimento del guscio si arre¬sta a causa del progressivo indurimento. Il seme (gheri¬glio), invece, si sviluppa e si accresce. I due cotiledoni a poco a poco riempiono l'interno della noce. Il riempimento continua fino a quando il mallo è ben verde e aderente. Il massimo di accrescimento del gheriglio, però, si ha nei primi 30-40 giorni a cominciare dall'inizio della seconda fase (inizio dell'indurimento del guscio). Il punto di matu¬razione è indicato dall'evidenza della deiscenza del mallo.
Nel pecan si hanno due periodi di crisi, che conducono ad altrettante cascole. La prima abbondante cascola inizia circa due settimane dopo la fecondazione e si conclude dopo circa trenta giorni. La seconda cascola si ha in estate ed è causata dall'aborto dell'embrione. In alcuni casi la piccola noce si spacca per la forte pressione interna. L'entità della cascola varia molto con la cultivar e con l'annata.
Riguardo alla capacità produttiva, si può dire che vi sono cultivar che tendono a produrre annualmente (per es., "Desirable", "Stuart") ed altre che hanno una manifesta alternanza (per es. "Success" e "Cherokee"). Durante la seconda fase la noce utilizza i materiali alimentari (idrati di carbonio) prodotti e immagazzinati dalle foglie più vicine e dagli stessi rami, i quali si trasformano in oli.
Per avere una noce di buone dimensioni e pienezza, e per consentire un sufficiente accumulo di carboidrati per la fioritura della stagione seguente, c'è bisogno di almeno 10 foglie, ognuna con 9-13 foglioline (Brison, 1958). Più attive e più a lungo efficienti sono le foglie, migliore è il risultato produttivo. Le pratiche colturali, perciò, sono assai importanti a questo fine.


Rese, raccolta, conservazione, commercializzazione
Si sa che il pecan è pianta di tarda entrata in produzione. Con le vecchie cultivar ("Stuart", "Schley", ecc.) si doveva attendere otto e più anni prima di avere le prime produzioni di una certa consistenza. Con le nuove cultivar ottenute in Texas ("Wichita", "Western", "Cheyenne", ecc.) questo periodo improduttivo si accorcia. In alcuni casi al quarto anno si ottengono già produzioni che giustificano la raccolta.
La produttività per pianta varia molto con l'età e l'espansione della chioma. Piante di 10-25 anni possono fornire 50-100 kg di frutti con guscio. Oltre il ventesimo anno rese di 100-200 kg a pianta sono normali. Le rese medie in un pecaneto adulto degli Stati Uniti con le cultivar antiche e a densità classica (122 piante per ettaro) sono dell'ordine di 1,5-2,0 tonnellate ad ettaro. Con le nuove cultivar texane e spaziature strette si possono ottenere quantitativi doppi.
Dal punto di vista biologico e commerciale le cultivar a stagione di maturazione precoce e a foglia a lungo persistente sono da preferire negli ambienti con autunno piovoso. Ciò perché le noci possono essere raccolte prima delle grandi piogge e per il fatto che più a lungo le foglie rimangono attive più accumulo di idrati di carbonio si ha per la seguente annata.
Le noci possono essere raccattate da terra manual¬mente alla loro caduta spontanea. Ma il lavoro umano è costoso. Inoltre, se i frutti rimangono a terra per alcuni giorni possono bagnarsi con le piogge e deteriorarsi. L'alternarsi di umido e asciutto provoca lesioni longitudi¬nali nelle noci di alcune cultivar. Per questa ragione, si è andato sempre più diffondendo l'uso di shakers meccani¬ci, tanto che si può dire che oggi negli Stati Uniti più de 80% dei pecaneti è raccolto con tale intervento.
In magazzino le noci sono ripulite dal materiale estra¬neo e separate in base alle dimensioni. Per una lunga conservazione le noci vengono sottoposte a bagnatura con acqua fredda clorata per 24 ore. Secondo un altro metodo, le noci sono tenute a bagno per 3-5 minuti a 85°C e poi in acqua fredda clorata per 24 ore. La conservazione a bassa temperatura allunga e migliora la sanità delle noci. Secondo Wagner (1977) la relazione tra grado termico e periodo di conservazione è il seguente:

Temperatura    Mesi
*c    Con guscio    Senza guscio
21
10
0
-17,8    4
9
19
24    3
6
12
24
L'umidità relativa più indicata per la conservazione è di circa 65-70%.

Tab. 8.7 Classificazione delle noci sgusciate in Texas
Dimensione    N Semigherigli per libbra (453, 59g)
Mammoth
Jr.Mammoth
Jumbo
Extra large
Large
Medium
Topper
Smal topper    200-250
251-300
301-350
351-450
451-550
551-650
651-750
Oltre 750


Tab. 8.8. Composizione approssimata della parte commestibile di alcuni tra i più comuni frutti secchi
Componenti    Pecan    Noce
Europea    Mandorla    Castagna    Noce del
Brasile
Oli %
Proteine %
Zuccheri %
Amido %
Fibra %
Acqua %
Ceneri %
Energia (cal 453,5g)    73
9,4
3,9
-
2,2
3,0
1,6
3385    58
18,3
-
-
1,9
2,7
2,1
3045    54,1
18,6
4,4
-
2,7
4,7
3,0
2900    4,1
6,7
14,4
41,1
2,5
8,4
2,2
1715    65,9
14,4
1,5
2,2
2,1
5,3
3,4
3150

Le Noci sono schiacciate meccanicamente, pulite dai frammenti di guscio e separate per dimensione. Successivamente vengono essiccate. In Texas si usano otto dimensioni (tabella 8.7.). La resa in sguscio varia molto con la cultivar (dal 45 al 60%). Le più basse rese si hanno nelle cultivar nordiche. La noce è la più ricca in oli (tabella 8.8.)e, di conseguenza, quella che fornisce il maggiore apporto di calorie. Va sottolineato, però, che circa il 93% della materia grassa è costituito da oli insaturi, poco nocivi alla salute. Questi oli sono: oleico (65%), linoleico (26%), palmitico (5%), linolenico (2%), stearico(2%).
Riguardo alla composizione minerale e alle vitamine, il pecan, in confronto ad altra frutta secca, ne è dotato secondo quanto è riportato nella tabella 8.9. La noce pecan contiene, inoltre, 15-50 mg di vitamina E.


Tab. 8.9. Composizione minerale e vitaminica di alcuni frutti in confronto al pecan. I dati sono espressi in mg/100g eccetto che per la vitamina A che è espressa in I.U.
Frutto    Calcio    Fosforo    Ferro    Sodio    Potassio    Tiamina    Riboflavina    Niacina    Vit.C    Vit.A
Pecan
Castagna
Nocciola
Mandorla
NoceNera    73
27
209
234
tracce    289
88
337
504
570    2,4
1,7
3,4
4,7
6,0    Tracce
6
2
4
3    603
454
704
773
460    0,86
0,22
0,46
0,24
0,22    0,13
0,22
-
0,92
0,11    0,9
0,6
0,9
3,5
0,7    2
-
Tracce
Tracce
-    130
-
-
-
300


Avversità
Si è già avuto modo di accennare che il pecan va soggetto a turbe fisiologiche per imperfetta cattura di alcuni microelementi e soprattutto dello zinco.
Il disordine provocato da deficienza di questo elemento viene denominato "rosette". Gli alberi mostrano un ingial¬limento fogliare più o meno accentuato, con macchie rosso-brune nei casi più gravi. Il vigore è scarso ed i rami apicali si defogliano e muoiono. Le aspersioni periodiche con soluzioni a base di sali di zinco evitano l'insorgere della malattia.
Tra i parassiti vegetali il Cladosporium effusum è quello che produce i danni più frequenti. La malattia è meglio nota come "scabbia". I sintomi si manifestano con lesioni allun¬gate sulla pagina inferiore delle foglie dei rami in accresci¬mento. Sui frutti si forma una punteggiatura scura. Nelle cultivar più sensibili la defogliazione è intensa.
Rosberg e Van Cleave (1964) riportano che le cultivar "Burkett", "Delmas", "Western", "Moore", "Halbert" e buo¬na parte di quelle occidentali presentano una elevata sensibilità. Le cultivar "Choctaw", "Success" e “Wichita”sono moderatamente resistenti mentre "Mahan", "Caddo" e "Desirable" sono varietà di maggiore tolleranza. Il con¬trollo della malattia si effettua con fungicidi distribuiti al momento della germinazione delle spore.
La Mycosphaerella dendroides e la Cercospora fusca sono responsabili delle malattie note come "leaf blotch" e "leaf spot". Nel primo caso si formano macchie olivastre.
nella pagina inferiore delle foglie adulte, a cui corrispon¬dono colorazioni gialline nella pagina superiore; le mac¬chie successivamente divengono nere. Nel secondo caso le macchie sono di color rosso scuro nella pagina inferiore. In entrambi i casi si verificano defogliazioni.
Un altro fungo, Gnomonici nervìseda, è responsabile dell'insorgere sulle foglie di macchie con caratteristiche simili a quelle della scabbia.
Mycosphaerella caryigena, Articularia quercina e Ce-phalotheciwn roseum sono altri funghi che saltuariamente arrecano danni. Il primo provoca macchie dapprima ver¬di-gialle e poi brune sulle foglie (downy spot), il secondo una peluria biancastra sulla pagina inferiore (leaf mold) ed il terzo attacca i frutti su cui produce spore rosse (pink mold). VAspergiRus parasiticus e l'A Jlavus sono respon¬sabili della produzione di aflatossina nelle noci mature.
Un batterio, l'Agrobacterium tumefaciens, causa la formazione di galle sulle radici più grosse e prossime al colletto (crown gali).
Tra gli insetti, quello che più frequentemente attacca gemme e foglie in Texas è l'Acrobasis caryae (leaf casebea¬rer). Sulle stesse foglie negli Stati Uniti producono danni la Philloxera notabilis e la P. devastatrix (galle e defoglia¬zioni), alcuni afidi, quali Tinocattis caryaefoliae (afide nero), Monellia costalis, Monelliopsis pecanis, il "cigar casebearer" (Caleophora caryaeloUella) ed il "fall web-worm" (Hiphantria cunea). In Israele il più dannoso fitofa-go è ì'Asymmetrasca decedens, che si alimenta preferibilmente "delle giovani foglie.
Fitofagi cbje si nutrono dei tessuti del tronco e dei rami sono l'Oncideres cingulata (twig girdlen), lo Xylobiops basilare ed il Chrysobothrisjemorata.
Le noci negli Stati Uniti sono danneggiate principal¬mente dai seguenti fitofagi: Cydia caryana (hickory shuckworm), Curculio caryae (pecari weevil), Acrobasis nuxvorella (pecan nut casebearer), Conotrachelus hicoriae (nut curculio). Anche la Nezara viridula punge le noci e le fa cadere. Tra gli acari più frequenti, i quali arrivano a defogliare gli alberi, vanno annoverati il Tetranychus hicoriae e l'Aceria caryae.
I nematodi trovati sul pecan sono: Criconemellia xeno-plax e Melodoygine partityla.

 

 

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